Alberto Diamanti – Il giocoliere di parole (Aracne ed.)


Lezioni in riguardo a delle materie elementari e determinanti paiono mescolarsi con grazia in ogni singola poesia; a riprova di come un gesto classico dacché affettuoso si possa estendere colorando le fragilità di sovrani, madamigelle, bestiole, bambini pieni di vita, fiori e di molte ulteriori immagini che racchiudono storie reali.

Un senso di quiete lo si coglie da piccoli quando si è in balia della bellezza; Alberto avvicina specifici lettori a un dove inusitato, con l’idea di dare forma giocosamente a una terminologia sospetta, dovendo liberare sogni che vanno raccontati e non celati fino a dichiararli manco fossero degli oggetti smarriti.


Per un bambino che si mostra spontaneamente avverso alle buone maniere il concetto stona; eppure dei genitori dovrebbero solo volere che un figlioletto apprendesse minuziosamente delle nozioni elementari, al fine d’essere tutti consapevoli d’avere un ruolo nella società, alle prese con un film che si produce toccando delicatamente qualcuno o qualcosa per emozionare.

D’improvviso il tempo si raddensa e ogni cosa si oscura intorno a delle creature, che, taciute, si vedono costrette a intuire una funzione attiva e stabilire così una causa per emergere; andando incontro a una fonte d’energia, illuminante, per affermare che la presenza del domani vige oltre certi confini che c’imponiamo.

Qualsiasi strumento va accuratamente utilizzato per debellare i patemi d’animo, quelli che si manifestano di solito con le economie in disordine, ma che s’invalidano in un modo tale da ricevere gratuitamente del godimento, escludendo nessuno… qual è ravvivare un dato luogo con tutti i sentimenti che proviamo.

Un elemento lo si costituisce allo scopo di appassionare l’umanità; con la quotidianità che diventa straordinaria sentendo il cuore battere all’impazzata per la bellezza derivante da conoscenze per nulla furtive, in particolare a proposito della sfera affettiva, incandescente a seguito di un regalo che ci riempie di gioia se a rappresentarlo v’è un figlio da accudire ben lungi dall’ignoranza.

Il battito cardiaco si ripropone favolosamente, quello di Alberto acquieta all’ascolto di storie che portano a dormire coloro che hanno il diritto di sognare sotto le stelle… in effetti qualsiasi bambino pervaso dall’entusiasmo andrebbe messo a confronto con tanta similitudine oscurata giacché preda degl’incubi altrove, ahinoi.

I minori condizionati dalla rigidità terrena pregano in fondo di avere la possibilità di scioglierla animando; e, perché no, incantando con tutto il loro immaginario dei mestieranti che si moltiplicano concorrendo spietatamente per fregiarsi di un’agevolazione frutto dell’evoluzione moderna, null’affatto conciliante.

Tra i versi si desidera in tutta sincerità di rappacificare degli animi certi purché si provi amore trasmettendo allegria umanamente, senza il benché minimo distinguo… e magari mentre piove, fino a rimanere bagnati da un pianto angelico, di esseri che ci tutelano in fondo dalle tenebre che si manifestano detestando l’andazzo terreno.

Autore: Vincenzo Calò
stampa la pagina

Commenti