Gabriele Mei Lives, il Senza Tetto 3.0, elemosine al prezzo della prigionia in una gabbia digitale

Blog e Vlog, due diversi mezzi di comunicazione



C’è chi ama la scrittura, quello strumento che ti permette di scegliere con accuratezza le parole da usare e quelle da evitare, quella forma di comunicazione che anche quando è dettata dall'impulsività concede sempre un margine di tempo alla riflessione e alla ponderatezza lessicale, e c’è chi ama l’immediatezza totale ed esplicita, la velocità comunicativa diretta fino all'inverosimile, condizionata solo dal proprio lucido autocontrollo.
Due mezzi di comunicazione diversi che possono condurre nella stessa direzione o in direzioni opposte, la differenza è data dalla mediazione stessa tra impulsività e razionalità e dalla possibilità di modellare la forma per farla calzare al pensiero che si vuole esprimere o di accettarlo così come viene, espressione di spontaneità che si spinge, però, fin dove le remore frenano. La scrittura è più audace, quando trova un limite lo sfida e lo aggira, se è abile lo raggira… con il video il limite spesso lo si evita perché trattarlo è rischioso, il rischio è di esagerare, di inciampare in parole ingombranti che possono tradire, rivelando qualche aspetto che si voleva nascondere, qualche pensiero così intimo da non voler essere, in realtà, espresso.

Gabriele Mei Lives, ora A Homless, il senzatetto 3.0 che divide...

Gabriele Mei Lives, ora A Homless, io l’ho conosciuto prima attraverso i suoi video, girati con il cellulare e pubblicati senza la rielaborazione del montaggio, e delle dirette live… poi, spinta dalla curiosità che questo “personaggio” ispira, sono approdata anche sul suo blog, che lui stesso raccomanda di leggere, e infine, sempre più confusa ho dato uno sguardo anche alla sua pagina fb…. 
Chi è Gabriele Mei? ladynightwish2 giusto un paio di mesi fa ha pubblicato un post in cui lo presenta come un eroe moderno, un filosofo contemporaneo che, liberandosi del peso del lavoro e rimpossessandosi completamente del suo tempo riesce a vivere più serenamente, concentrandosi completamente su se stesso e rifiutando un modello di vita consumistica. 

La descrizione di ladynightwish2 è poetica, ma decisamente troppo idilliaca ed empirica per descrivere Gabriele, un uomo di 42 anni che si definisce un ragazzo, un uomo fragile con cui, è vero, la vita non è stata generosa, privandolo dei genitori in tarda adolescenza, abbastanza grande sulla carta per venire considerato adulto ma di fatto troppo giovane e fragile per esserlo davvero. Gabriele si racconta, nelle pagine del suo blog e nei suoi video, concedendo particolari e dettagli della sua vita che grosso modo corrispondono, le differenze stanno in quei piccoli dettagli che le due diverse forme di espressione concedono.

Chi è Gabriele Mei?


Barboni moderni, la colletta oggi si fa in rete
Si racconta. La sua infanzia in una famiglia silenziosa, il rapporto con i genitori che non ha avuto il tempo per sfociare in un equo relazionarsi tra adulti e che l’ha reso distante, estraneo ai profondi legami familiari o comunque incapace di affrontarli perché troppo spesso si legge “non c’era un vero rapporto”, parole che assumono quasi il significato di un’indifferenza ingrata piuttosto che di una rabbia liberatoria e che tutt'ora ripropone quando parla di sua sorella. Lui desidera lasciarla nell'ombra e questo è nobile, avere un familiare che vive per strada deve essere un peso opprimente per chi cerca di vivere una vita normale fatta di quelle convenzioni sociali rassicuranti che richiedono un prezzo costante da pagare… Gabriele ha problemi psichici, come la grande maggioranza delle persone che, come lui, vivono per strada, alla mercé del vento e della pioggia, esposti all'indifferenza della “gente”, se non addirittura alla cattiveria di balordi e disperati quando la stessa vita per strada è una condizione di estrema disperazione.

Ma lui non la vive così. Per lui è stata una scelta. Forse non una scelta del tutto libera come cerca di fare intendere, una scelta che sembra più dettata da un capriccio che da una elaborazione razionale. Lui non voleva lavorare, questo l’ha detto e l’ha scritto tante di quelle volte che, almeno su questo aspetto, non ci sono dubbi. Finita la terza media ha iniziato a lavorare in fabbrica e per qualche anno ha fatto l’operaio, poi una breve ma piacevole esperienza con un gruppo musicale prima e come solista poi, qualche tentativo di reintegrarsi nel mondo del lavoro facendo il magazziniere part-time ma, parallelamente, l’acuirsi dei problemi mentali l’ha portato a vivere numerosi trattamenti sanitari obbligatori tanto da vedersi riconoscere l’assegno per invalidità, corrispondente a poco meno di 300 euro mensili. E poi la decisione, la scelta di tagliare definitivamente il cordone ombelicale con le convenzioni sociali per rifiutarsi di vivere con le angosce di chi deve pagare un affitto e condurre una vita da povero, preferendo una vita in cui poter essere libero di gestire “da ricco” quei pochi soldi, ribellandosi di fatto ad una condizione economica opprimente. Quindi Gabriele ha scelto. E la sua, glielo concedo, è una scelta “umanamente” dignitosa perché per quel paio di giorni in cui ha qualche banconota in tasca, pur senza eccessi mondani, lui si toglie qualche sfizio, mangia scegliendo dal menù quello che gli piace senza optare per il piatto meno costoso, dorme in una camera in affitto, guarda un film, va in palestra…

Umanamente dignitosa, si, socialmente no… Perché in una società basata sul lavoro non solo come strumento di sostentamento ma anche come mezzo di relazione sociale ripugnare l’idea stessa del lavoro è una coltellata morale verso tutte quelle persone che fanno esattamente come hanno fatto i suoi genitori, una vita di sacrifici per sopravvivere in una società che è sempre più ingiusta, sempre più prestazionale, sempre più accecata da falsi valori e modelli sbagliati.

Nel giro di pochi mesi Gabriele ha acquisito una discreta visibilità e sono sempre più numerose le persone che lo seguono sui social, in particolare su YouTube, su cui ha potuto recentemente attivare la monetizzazione e iniziare a guadagnare qualche soldo, a cui si aggiungono quelli delle donazioni delle persone che vogliono sostenerlo direttamente. YouTube lo sta aiutando economicamente, una folta cerchia di followers gli sta dimostrando amicizia, affetto e stima e quindi la sua situazione sta migliorando.
Assieme alle dimostrazioni di affetto, naturalmente, stanno arrivando anche le critiche, non tanto quelle dei famigerati “heaters”, gli odiatori sociali che trollano nel web arrivando anche ad esercitare il bullismo mediatico, ma soprattutto di persone che non vedono in Gabriele un modello sostenibile e una persona “trasparente”.

Le incongruenze, quelle che i diversi mezzi di espressione riescono a far intravedere, emergono sempre più diffusamente.

La gabbia digitale


Il suo pubblico di YouTube, quello che lo “mantiene” sulla cresta del Tubo, si sente in diritto di chiedere, di fare domande, di pretendere risposte… quasi come se fosse un dipendente che deve rendere conto del proprio lavoro per poter giustificare il proprio introito.
Come dire, ti seguo, guardo i tuoi video, ti offro le mie visualizzazioni ma voglio che tu dia soddisfazione alle mie domande più morbose perché non mi convinci fino in fondo, perché visto che sono responsabile dei tuoi guadagni voglio essere messo al corrente delle tue spese, delle tue necessità, della tua vita. Io ti pago ma tu diventi il mio giocattolo, l’animale in gabbia che per avere la ciotola piena deve saltellare ed eseguire gli ordini del domatore. Qualcuno lo fa pervaso da un insano buonismo e pone domande apparentemente innocue… hai mangiato, dove dormi, hai fatto il bucato, ti sei lavato, hai fatto la cacca…. si! gli chiedono anche anche spiegazioni sulle sue funzioni corporali… Più che con Gabriele Mei sembrano parlare con la bambola reborn di Follettina Creations….

Altri lo sostengono a priori, lo seguono dagli esordi su Youtube o comunque prima di abbracciare la sua causa si sono informati a sufficienza per non porgli domande indesiderate, gli mandano soldi senza pretendere un ringraziamento o la nota spese, gli mandano un saluto, un abbraccio, un po’ di sana umanità… 

E poi si, i curiosi stanno arrivando numerosi, attratti spesso dai titoli sensazionalistici e provocatori dei suoi video: “vivere per strada stanca?” “pseudo MUKBANG di un HOMELESS pensionato INVALIDO” “Denti gialli, pubblicità gratis” e via dicendo…. 

Chi è Gabriele Mei? Le persone stanno dando risposte diverse a questa domanda, per qualcuno è una persona fragile e buona che merita sostegno, per altri è un furbacchione che non ha voglia di lavorare e che sta cercando un reddito alternativo per poter vivere da turista senza assumersi alcuna responsabilità… 

Lui nel frattempo, da senza tetto 2.0 si è evoluto in A Homless 3.0, ha abbandonato l’Italia per spostarsi nel Galles dove, probabilmente, spera di trovare una terra meno insidiosa in cui poter vivere di quanto non fosse l’Italia che non gli manca e dove non ha intenzione di tornare.

Fisicamente non sembra un barbone, termine che del resto lui non usa mai per descrivere se stesso pur utilizzandolo generosamente nei tag, testa rasata che valorizza i lineamenti piacenti, alterna una barba curata a una rasatura pulita, parla di “outfit” descrivendo il suo abbigliamento, compra personalmente i suoi vestiti e non appare trasandato, magari eccentrico nella scelta dei suoi capi, come il cappello rosso comprato recentemente che sembra l’unico capo d’abbigliamento con etichetta caritas… Battuta cattiva? Si ma il punto è questo… Gabriele sta diventando un personaggio pubblico, lui stesso offre la sua vita in cambio dell’obolo mediatico quindi la critica, pesante o leggera, ironica o velenosa, prima o poi arriva…. 
Sarà in grado di sopportarla? Gabriele è un uomo che apprezza il talento ma non l’impegno necessario per coltivarlo, crede nell'innato e non non lavoro, non sa mettersi in discussione o comunque non vuole farlo, risponde solo alle domande che gradisce e affronta certi temi solo a modo suo, cercando di mostrare quello che vuole ma evitando di mettersi a nudo, come se recitasse una parte, come se fosse disponibile a interpretare se stesso ma solo fino ad un certo punto…. 

La sua cartella clinica poi è un grande argomento di discussione. Molte persone non credono alla sua inabilità, lo vedono in apparente buona salute e pigro (nei suoi video appare molto spesso sdraiato, indipendentemente dal contesto) e credono che le sue siano tutte messinscena per poter racimolare un po’ di soldi e vivere a modo suo… Ora, se così fosse, non farebbe nulla di diverso da tantissimi altri canali che guadagnano sfruttando il peggio della rete e delle persone, ma questa visibilità comporta un prezzo… il prezzo è l’attacco, l’essere bersaglio di critiche sempre più feroci e personali...critiche che forse una persona che ha un equilibrio precario non è in grado di gestire… Insomma, YouTube può fare del bene al conto di Gabriele, ma farà del bene a Gabriele? Una persona con le spalle larghe può sopportare se l’unico obiettivo che persegue è quello che poi raggiunge, il guadagno, ma quanto bisogna essere forti, calcolatori e motivati per riuscire a fregarsene degli attacchi personali e guardare solo i numeri che generano?

Lui si racconta come bipolare, e sicuramente questa gelida sentenza è il frutto di un calvario psichiatrico lungo e doloroso, io non sono una psichiatra e non so sul bipolarismo più di quello che si può leggere in rete ma nelle sue pagine c’è anche altro, lui sente le voci... , le sue pagine più che i video tradiscono una paranoia acuta, la sua visione della società è complottista e corrotta… 

Gabriele non sta bene, non si cura e non assume medicine, non segue terapie, anzi, si è spostato in un paese dove non conosce nessuno, non parla con nessuno e vive le sue lunghe giornate senza altre occupazioni che il riposo meditativo e le sue attività in rete. I suoi rapporti umani sono una sintesi digitale di quello che vuole comunicare, non ha e non vuole amici, non si fida di nessuno e non vuole nessuno nella sua vita. Quando accende la telecamera apre la sua finestra sul mondo ma resta dietro un vetro eppure quella finestra sintetica è l’unico contatto umano che si concede. Si può davvero vivere da soli? E accettare un patto di reciproco opportunismo relazionale per sostituirlo ai rapporti umani disinteressati che una vita normale offre? 

Io Gabriele non l’ho ancora capito e continuo a guardare i suoi video forse anche io guidata da quella curiosità morbosa di chi vuole decidere se ci è o se ci fa, ho capito che è intelligente ma non lo definirei un filosofo, ho capito che è furbo ma non lo definirei scorretto, ma quello che ancora non ho capito è se il Gabriele più autentico è quello del blog o quello dei video del tubo, e dunque, quale dei due è quello vero e quale dei due è il bugiardo… Però spero, spero che il bugiardo sia quello del blog, spero davvero che quelle pagine siano state scritte nell'ottica di un progetto editoriale, spero davvero che quelle parole siano state dettate dall'intento di scrivere un grande romanzo complottistico con l'obiettivo di risolvere i suoi problemi economici…

Lo voglio credere perché in quelle righe c’è l’intenzionalità della parola scritta, la scelta semantica e lessicale, la volontà di dire, di non dire o di disdire. E c’è la provocazione. Quella provocazione che ferisce. Perché se Gabriele è una vittima di questa società non significa che non vesta a sua volta i panni del carnefice e li ha indossati per trasformare il suo complottismo in squallore misogino….

E poi ... l'amavo ? Mi dissi di no. Dissi di no anche a lei. Non la vidi più. Solo qualche anno più tardi la rividi con una bambina che mi guardava insistentemente. Credo proprio che fosse mia figlia. Feci finta di nulla. In seguito seppi che era una prostituta ed era in fatto usuale per lei fare figli. Con chiunque.

Lo voglio credere perché pure negli alti e bassi di un bipolare ci deve pur essere un momento di pseudolucidità che ti umanizza quel tanto da non voler ferire intenzionalmente e ti spinge a cancellare una frase di troppo, una frase che trova giustificazione solo in un contesto letterario … E se invece quello è il reale Gabriele, quello che si sente perseguitato da tutti e che scrive sul web quelle parole con l’ingenuità di chi si rivolge al proprio diario personale… se il vero Gabriele è quello che quando ha ricevuto amore ha percepito e restituito indifferenza e feroce crudeltà beh allora entro anche io nella schiera di quelli che pensano che si debba curare perché rifiutandosi di farlo non danneggia solo se stesso ma anche gli altri e che il peso stesso della notorietà mediatica non potrà che peggiorare la sua condizione psichica.

Chi è davvero Gabriele probabilmente non lo scopriremo mai, se dimostrasse quella lucidità necessaria per cancellare quelle parole che da donna avverto pesanti come macigni dimostrerebbe razionalità e crollerebbe quel castello mediatico che, al momento, gli permette di sopravvivere più serenamente. Del resto se quella pagina, come altre dei suoi blog, sono un esperimento letterario allora la scenografia del suo "caso umano" vacillerebbe, trasformandolo in un attore a tempo pieno, un personaggio costruito per intrattenere, per provocare e suscitare reazioni diverse e ottenere quel fatidico nel bene o nel male... basta che se ne parli...


Per il resto, come intrattenitore è gradevole, nel suo canale non ci si annoia e si possono trascorrere ore guardando i video in cui racconta la sua storia psichiatrica, alcuni addirittura girati durante i TSO, osservando nella comoda tranquillità di casa propria il disagio di chi un giorno dorme per strada e un giorno in una guest house, un giorno mangia al ristorante e un giorno mendica il pasto, contribuendo in questo modo a offrirgli un pasto caldo in più, dove e come vuole lui. Una visione morbosa forse perché tradisce l'idea comune del barbone quale asociale cronico distrutto dalla vita, perennemente accasciato sulla propria rassegnazione, incapace di comunicare o comunque emarginato dal progresso e da quelle comodità a cui noi, "società per bene" non potremmo più rinunciare come il telefono cellulare, la connessione internet, il piacere di un buon pasto o di un viaggio. Ebbene si, questi piccoli piaceri comuni sono anche i piaceri di un senza tetto che si rifiuta di apparire necessariamente triste e piagnucoloso e che, con una disarmante tranquillità sbandiera la sua invalidità in netto contrasto con il suo aspetto piacevole e curato tanto da farla sembrare un'intenzionale operazione di marketing.

Forse vi arrabbierete nell'appurare priorità diverse, forse vi sentirete anche un po' presi in giro se fate parte di quella schiera di lavoratori che centellinano la busta paga per assicurarvi di pagare tutte le bollette e nutrire la famiglia tutti i santi giorni del mese, si, probabilmente accettarlo non è facile perché accettare lui significa accettare una visione della vita talmente alternativa che mette in crisi tutto il meccanismo sul quale basiamo la nostra economia e la nostra società.

Forse vi affezionerete a lui perché trasmette simpatia e la sua vulnerabilità lo fa apparire indifeso, bisognoso di essere protetto e magari anche voi avrete voglia di avvicinarvi di più, di fargli domande, di offrirgli il vostro sostegno...

Le reazioni che Gabriele suscita sono tante e tutte diverse, ma certo non lascia indifferenti...

Io Gabriele non l'ho ancora capito se non per un aspetto... la sua profonda solitudine. Forse è una conseguenza dell'emarginazione sociale, forse è una barriera che lo protegge, ma quella pesante solitudine che lo mostra sempre e comunque solo, di fronte al mondo digitale come a quello reale, è un velo di tristezza che lui sembra perseguire ma che io spero, un giorno, abbia voglia di scrollarsi di dosso perché vivere da soli... non è una bella vita. In strada come in una reggia... E forse questo riavvicinamento sociale attraverso la rete può portare, per una volta, a qualcosa di buono, a ristabilire rapporti umani concreti, solidi, a tornare a credere nelle persone, nell'umanità, restituendo la voglia di far parte di questa società offrendo quello che si ha da dare e prendendo quello che gli altri vogliono offrire, perché non c'è solo opportunismo, non ci sono solo occasioni vincenti o fallimenti... ci sono percorsi che si possono intraprendere senza subirli come prestazioni ma come progetti di crescita personale. Da soli, però, non si può fare...

Vi lascio ai suoi link:
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Blog Vita Scintillante
Blog La Vostra Autobiografia
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Commenti

  1. Io credo che il problema più grande di Gabriele sia un grave complesso di superiorità che gli fa apparire tutti gli altri come cavernicoli trogloditi, parole sue. Anche nel suo video che ha pubblicato oggi fa distinzioni tra lui, homeless, e barboni e clochard definendo la sua categoria come quella delle persone normali, uguali a tutti gli altri, solo senza casa. Perchè gli altri come sono invece? inferiori? diversi? Ma poi si entra nei discorsi che puzzano di razzismo e già così c'era tanta roba... Comunque hai scritto un bel pezzo, anche se mi pare tu abbia accantonato l'idea iniziale.
    Sandra.

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    1. Ciao Sandra, si... alla fine ha catalizzato tutta la mia attenzione e ha monopolizzato l'argomento, non ci sarebbe stato spazio per altro. Anche io ho colto questo aspetto ma credo sia una conseguenza, non una causa.

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  2. Non e' il lavoro che 'nobilita', ...... sono i soldi.
    Il lavoro 'nobilita' i poveri.
    Quello vi sta pigliando tutti per il culo!

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    1. Lui è il primo a dirlo e ripeterlo, il lavoro non gli piace.

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  3. Non lo conoscevo. Sono andata a vedermi qualche video e mi ha fatto tanta pena. Avrei voluto dargli qualcosa ma non ho confidenza con questi pagamenti digitali, domani lascerò qualche moneta a un uomo che si mette sempre davanti ad una chiesa e sarà un po' come averli dati a lui

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    1. Sabrina, oggi l'ho fatto anche io...

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  4. tanta pena, vivere per strada deve essere terribile

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    1. Già. Purtroppo ce ne sono tantissimi...

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  5. Tanta pena, e preoccupazione, per lui. Credo anche io che una persona così malata e sola non si faccia del bene a vivere in un paese straniero, senza amici, senza aiuto di alcun tipo. Non dico certo che la risposta siano i trattamenti obbligatori o prigioni sanitarie, ma possibile che non abbia un tutore, qualcuno che si prende cura del suo benessere psicologico e possa intervenire se lo vede in crisi?

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    1. Già, la solitudine... è quella la condanna più dura.

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  6. Ma quello non è pazzo, è furbo, furbissimo. Gioca a fare la vittima, vuole fare pena ma tanto che gliene frega, mangia e dorme negli hotel alla faccia di chi si lascia prendere in giro e lo finanzia. Dignità zero! Chi ci rimette sono i veri senzatetto, quelli che non sputano nel piatto dove mangiano. max.

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    1. Ecco cosa intendevo quando ho scritto che suscita tante reazioni tranne l'indifferenza. Pro e contro. Una bilancia mediatica in bilico.

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  7. Si ma i musicisti hanno sempre una risorsa che li aiuta, la musica, io quando vedo qualcuno per strada che canta o suona lascio sempre qualcosa, quella non è elemosina, è arte di strada e a volte lascia senza fiato! Se è un musicista anche lui farà così, tutti amano la musica!

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    1. Ecco questa sarebbe una grande idea per lui. Non so se già lo faccia ma con un passato musicale sicuramente potrebbe farlo.

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  8. Il link è interrotto. La pagina è stata cancellata.

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    1. Hai ragione, ha eliminato la pagina incriminata. Questo mi fa pensare... questo post l'avrà convinto a farlo? il tempismo è sorprendente...
      Dovrò aggiornare il post, non subito però, magari vorrà dire qualcosa a riguardo.

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  9. Ma quale cinese, la figlia l'homeless l'ha fatta con chiara dalessandro, NON ESISTE!
    E' sparito anche il video in cui ne parlava, la coda di paglia ha preso fuoco, tra un po' ritratterà tutto e farà finta di niente. E vediamo se pure il texano cancella il suo… https://www.youtube.com/watch?v=fp3e8TwVu2s&t=104s

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  10. Mi ero ripromessa di non farmi coinvolgere troppo... non ci sono riuscita... E non sono stati i video o i post spariti a spingermi a scrivergli un commento ma... Pier Paolo Pasolini... Ci sono cose sacre nella vita. Magari la famiglia non è sufficiente. Magari il lavoro non è sufficiente. Ma la memoria di Pier Paolo Pasolini non può essere ridicolizzata così.... Gli ho lasciato un commento: Una vita violenta non si può riassumere in due righe. E' Pasolini. Pier Paolo Pasolini. La penna più brillante, l'uomo più intelligente e incompreso che la nostra storia possa rammaricarsi di non aver giustamente apprezzato. Volevi commenti con nome e cognome? eccomi, ma ho dovuto aprire un nuovo profilo per farlo perché nel mio canale uso il brand. Ma non cerco sponsorizzazioni... Sto cercando di capirti. Ho scritto un post su di te nei giorni scorsi, post che credo tu abbia letto perché hai reagito, cancellando post e video. Pasolini è Pasolini, sono una persona di mente aperta... ma non così tanto da vederlo umiliare in questo modo... Se vorrai rispondere in qualche modo ti ascolto. Se non vorrai farlo perché è più facile cancellare e ignorare quello che non ci piace... anche questa, a modo suo, sarà una risposta.

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    1. Io ho smesso di seguirlo. All'inizio mi ha appassionato la sua storia, esattamente come è successo a te, non lascia indifferenti. Ma esauriti i suoi vecchi video non ho più trovato stimoli, è ripetitivo e personalmente iniziavo a trovarlo irritante. Peccato. Sembrava un fuoco fatuo ma si è rivelato l'ennesimo ripetitore di ovvietà, con l'aggravante di una cricca di fannulloni che lo difende come se fosse il messia. Però credo che questo sarebbe uno spunto interessante da approfondire, i valori dei giovani (non necessariamente giovani) che non vedono nel lavoro una forma di realizzazione personale ma una chiara oppressione sociale. Non riesco a valutare la portata del fenomeno, sul suo canale l'impatto è sconvolgente ma potrebbero essersi concentrati tutti li, forse quando arriverà la satira sarà più semplice dimensionare o ridimensionare gli schieramenti. Un abbraccio.

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    2. Sandra, lo sai vero quanto ti adoro? Mi stupisci perché mi anticipi sempre... Solo non so quanto sia auspicabile la satira, per svilupparsi deve superare il cosiddetto "perculo" e questo non glielo auguro, un video con tutte le banalità che dice, o anche solo una compilation delle volte in cui parla di lavoro (o di non lavoro) sarebbe imbarazzante... e personalmente non intendo contribuire a questa demolizione mediatica. Sono più propensa a concentrarmi su Pasolini, l'unico che ha osato proporglielo è stato costretto a riassumerlo in due righe ma nessuno ha contestato il paragone tra Pasolini e un romanzetto harmony... E a lui dedico questa... La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza.

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  11. Ma quello è il fancazzisti fan club, mica fa testo.

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  12. Sono finito su questo post dopo aver visto alcuni suoi video per la prima volta oggi che mi hanno lasciato senza parole. Ho voluto saperne di più e in effetti ci sono numerosi post che lo idolatrano come un eroe moderno ma questo è l'unico che mi pare abbia colto qualcosa in più. La malattia che mi pare lui sottovaluti probabilmente lo condiziona, ma il fatto che abbia voluto fare un video sul crollo del ponte di Genova lo rende uguale a tutti gli altri avvoltoi. Poi era tutta un'accozzaglia di luoghi comuni, fastidiosi e fuori luogo. Dispiace per la sua situazione ma a me non è sembrato particolarmente intelligente, brillante o simpatico. E' un disadattato cronico che dovrebbe curarsi ed evitare di salire sul pulpito perché non credo abbia proprio nulla da insegnare, di sicuro non l'umiltà.

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    1. Quel video è stato rimosso, e credo sia stata una saggia decisione.

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