Emozioni d'Urbex


Wikipedia inserisce l’Urbex nella sezione dedicata agli hobby, ma non è certo attività per collezionisti di francobolli o per amanti del bricolage casalingo, è una passione che richiede la disciplina dell’agonista, la ricerca dell’alchimista, la devozione dell’osservante, il coraggio dell’esploratore e l’azzardo del giocatore.

Armati di attrezzatura fotografica e gadget tecnologici, i runners dell’Urbex partono alla volta della loro avventura dopo aver studiato con attenzione ogni dettaglio, pur sapendo che non è tutto calcolabile e prevedibile e che la componente legata al rischio è sempre e comunque presente. Rischio materiale, e dunque fisico, e rischio legale, perché andare all'esplorazione di luoghi abbandonati significa anche violare proprietà private, ignorare cartelli, scavalcare muri e aprire porte. L’intento è poetico, immortalare in uno scatto la magia intrappolata tra l’ultimo giro di chiave e la polvere accumulata dall'oblio, cogliere la suggestione dello spazio temporale che inghiotte una realtà per trasformarla, conservandola nella desolazione dell'incedere del tempo.

Immagino l’adrenalina dell'urbexer quando, dopo aver trovato la sua mappa del tesoro, dopo aver studiato, pianificato, organizzato, spiato, dopo essersi spinto al di là dei rassicuranti sentieri già battuti da altri, apre una porta dimenticata dal tempo e dal mondo che l’ha resa scrigno e custode di un evento imprevisto, e si ritrova in un altro tempo, in un altro mondo, in un’altra vita.
Ci sono porte che celano mondi meravigliosi, soffitti affrescati, scaloni di marmo, putti e statue divenuti padroni assoluti di una fiaba senza uomini, ci sono porte che mostrano vite interrotte, bicchieri lasciati a metà, cappotti appesi, letti disfatti e libri aperti… Corsie di ospedali e manicomi che celano segreti inquietanti, cappelle e chiese con gli altari ornati da piante rampicanti, ci sono… luoghi e spazi che il mondo ha scordato di avere, donando loro quello status di monumento contemplativo che sì, autorizza  l'urbexer a violare un divieto d’accesso mai più grave del delitto dell’abbandono.

Testimoni degli sprechi immorali di una società che non aspetta chi resta indietro, ma anche e soprattutto esteti in grado di cogliere la fragilità della vita in una natura morta. 
Lo confesso, sono immensamente affascinata dall’Urbex e dalle emozioni che regala in quelle fotografie che colgono l’anima dell’abbandono e restituiscono la vita a storie mai raccontate, lasciando spazio all’immaginazione, all’interpretazione, all’emozione.

L’Urbex vanta origini tutt’altro che recenti, per molti è considerata un’evoluzione sociale della speleologia, e la spettacolarità delle sue prospettive l’ha reso un fenomeno televisivo oltre che fotografico, ma non è stato questo a conquistarmi quanto piuttosto incappare per caso nella ricerca di un’orma. Partire da una foto per capire il dove, il come, il perché, il quando…

E’ stata una caccia al tesoro emozionale che mi ha coinvolta nella ricerca dell’indizio attraverso l’analisi del dettaglio, l’ingrandimento del particolare, la logica dell’immedesimazione… Naturalmente, non sono approdata ad alcuna conclusione, e il luogo che ho osservato per alcuni giorni, cercando di decifrarlo sulla mappa delle congetture, è ancora celato nel segreto di chi ha aperto una porta per poi richiuderla dietro di sé, riconsegnando il silenzio a una scuola dove quaderni e cartine giacciono sui tavoli in attesa del ritorno degli scolari…


E in fondo, è così che deve essere, questo è lo spirito dell’Urbexer, intraprendere un percorso personale avventuroso, affrontare rischi e pericoli, emozionarsi immensamente e immortalare quell'emozione per condividerla, e poi richiudere la porta dietro di sé, riconsegnando all’oblio il tesoro che è tale solo nel suo contesto integrale per tutelarlo e proteggerlo tanto dai vandali quanto dall’attenzione mediatica che non potrebbe fare altro che sciupare la bellezza, derubando e annichilendo quello che così, invece, è … perfetto…

Gli scatti che seguono, come quello inserito nel post, sono di Vincent Michel, foto-runner, un incredibile ricercatore, un grande artista della fotografia…un genio dell’Urbex!

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Che cosa significa e che cos’è, quindi, l’urbex?

Urbex è una contrazione lessicale di Urban Exploration, ossia Esplorazione Urbana, anche semplicemente abbreviata con UE.
Esplorazione Urbana di ambienti civilizzati abbandonati, per motivi diversi, dalla frequentazione dell'uomo. Oggetto dell’attenzione dell’Urbex possono essere quindi edifici quali palazzi e ville, ospedali, collegi, manicomi, zone militari, capannoni agricoli, stazioni ferroviarie, chiese, e ogni tipo di costruzione che il tempo ha reso non più necessaria o utile, o compromessa da eventi climatici avversi e mai ripristinata. Questi edifici si possono presentare in condizioni molto differenti, solitamente un luogo abbandonato ha già attirato l’attenzione di vagabondi o malviventi e dunque frequentemente gli ambienti si mostrano compromessi da atti vandalici, e non è da escludere che possano essere ancora frequentati da personaggi sinistri, inoltre ci sono sempre fattori di instabilità ambientale da tenere in considerazione, pavimenti, scale e soffitti pericolanti, vegetazione cresciuta in modo selvaggio, possibilità di incorrere in amianto o in altri agenti tossici ecc… L’accesso in tale aree avviene in modo illegale, certo nulla vieta di chiedere al proprietario il permesso di entrare, ma se già è difficile identificare un luogo abbandonato che suscita la curiosità dell’urbexer risalire al proprietario è ancora più complicato, e convincerlo a consentire l’accesso a un luogo insicuro significa anche esporlo a responsabilità che, diciamocelo pure, nessuno ha voglia di assumersi. Quindi l’unico modo per accedere è, solitamente, la violazione di proprietà privata, ossia un atto illecito che può avere conseguenze legali. 

Le origini dell’Urbex

Parigi. 1793. Philibert Aspairt, leggendario esploratore delle catacombe cittadine si perde nei meandri dei cunicoli della Parigi sotterranea e il suo corpo verrà ritrovato solo 11 anni più tardi. Sepolto nel Grand Réseau Sud, presso il boulevard Saint-Michel, divenne un simbolo per gli amanti delle Catacombe, i cataphiles, che hanno iniziato a frequentare le catacombe per creare spazi di incontri e socializzazione.

Il codice deontologico dell’Urbexer

L’Urbexer è testimone e osservatore consapevole di realtà incrinate e di incongruenze sociali e il suo unico ruolo è questo, testimoniare senza modificare, senza pregiudicare, senza stravolgere. Il viaggio è emozionale, e l’unico ricordo che l’Urbex consente di prendere è l’immagine, non sono accettati altri souvenir dai posti visitati e non è contemplata nessuna forma di abuso o di furto. Tutto deve restare come lo si è trovato. Questo non solo per non aggravare la posizione legale già compromessa dalla violazione del diritto d’accesso, ma proprio per rispettare la natura del movimento stesso. La ricompensa è legata all’emozione, mai ad uno scopo materiale legato all’immobile, come il furto o come verrebbe voglia di pensare, osservando alcune fotografie, all’esercizio dell’usucapione. E’ vero, ci sono foto che lasciano senza fiato e ci si chiede come sia possibile che tanta bellezza sia stata dimenticata e l’istinto dell’osservatore potrebbe suggerire altri pensieri… ed ecco perché l’Urbex prevede la sigillatura del luogo attraverso il segreto. La mappa è emozionale, non ci sono geotag che possano compromettere la rivelazione del luogo, e dunque il dissolvimento della poesia creando processioni di incauti e inevitabili provvedimenti legali.

E’ comunque vero che non tutti i luoghi sono segreti, alcuni sono talmente conosciuti in quanto edifici la cui chiusura è nota a tutti, cinema, teatri, discoteche, ospedali, è la storia della normale cronaca a identificarli assegnando loro lo status di luogo abbandonato, ma credo che il viaggio dell’urbexer inizi ben prima di calzare le scarpe da trekking, parlando con la gente, sfogliando libri e articoli, interrogando la storia alla ricerca di perle sconosciute che si spera di trovare immacolate sotto la coltre di polvere e ragnatele, non devastate dalla brutalità umana che vandalizza per disprezzo, per rabbia o per disperazione.

L’Urbex non è per tutti.

Quante persone si sentono fotografi per avere un iphone in tasca, e quanti si credono esploratori perché dopo aver indossato una ridicola maschera si scattano un selfie per dimostrare di aver violato la proprietà privata di un luogo notoriamente chiuso, l’Urbex è un’altra cosa e credo che di nuovo siano le foto di Vincent Michel a spiegarci cosa sia un Urbexer. 

La passione innanzitutto. Ma senza un’adeguata preparazione fisica, senza una solida conoscenza storica e senza la curiosità dell’esploratore, la passione non basta. L’Urbex richiede tempo, lavoro, denaro. Attrezzature fotografiche professionali e conoscenza dell’arte della fotografia tali da non renderli investimenti inutili. Equipaggiamento e abbigliamento adeguati. Curiosità e capacità relazionali, conoscenze tecniche e ambientali tali da poter affrontare situazioni impreviste e valutare oggettivamente rischi e pericoli. La sfida al sistema della legalità è solo una conseguenza, spesso inevitabile.
No, davvero, l’Urbex non è per tutti, ma rende accessibile a tutti quelli che vogliono avvicinarsi a questo mondo il frutto di tante ricerche e sforzi, lo scatto che emoziona...
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Commenti

  1. Quanto mi piace l'Urbex, riesce a cogliere aspetti molto malinconici del degrado sociale mantenendo la poesia della fotografia

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