Videogame e bambini, Oxford dice si!

Se siete genitori molto attenti alla gestione dei vostri figli... questo studio svolto dai ricercatori di Oxford potrebbe stupirvi. Spesso si parla di bambini e videogiochi come di un binomio pericoloso che porta all'isolamento sociale, che stimola comportamenti aggressivi e che spinge all'alienazione mentale confondendo la realtà con la fantasia. 

Ora il dietrofront è ufficiale: i videogiochi non devono essere demonizzati in quanto, al pari di un libro, di un film o di altre attività ricreative permettono di realizzare ricordi e suscitano emozioni, ossia anche i videogiochi possono essere strumento di arricchimento di esperienze personali e pertanto utili per il benessere psicologico dei ragazzi. Inoltre, visto che il gioco viene spesso "condiviso" con gli amici, aiuta a relazionarsi con gli altri e a sviluppare l'aspetto sociale dell'individuo.


Perché il videogioco resti un'esperienza positiva nella vita del ragazzo occorre però sapersi limitare nel tempo da dedicare a quest'attività, che non deve superare l'ora giornaliera. Se il ragazzo dimostra di saper rispettare questo limite da solo, inoltre, dimostra una grande capacità di autocontrollo e autoregolamentazione che potrà applicare anche in tutte le altre esperienze della sua vita. Ma la supervisione di un adulto è comunque raccomandata, soprattutto nel caso dei ragazzini più giovani, e tenendo conto che al di sotto dei sette/otto anni il videogame è considerato un gioco non raccomandabile per via della naturale tendenza a confondere il reale con l'immaginario dei più piccoli.


Dopo aver rivalutato l'influenza dei videogiochi  nei più giovani gli studiosi comportamentali si sono spinti oltre, arrivando ad affermare che non sono solo i ragazzi a poter trarre benessere dal gioco tecnologico ma che anche le persone over 65 possono trarre gli stessi benefici. Il videogioco potrebbe sostituire quindi il vecchio solitario con le carte nelle case di riposo e creare un diversivo anche per quegli anziani che forse vivono una vita sociale senza molti stimoli. 

E visto che il Natale si avvicina, questo studio può essere letto come un invito per un regalo alternativo non tanto per il nipotino...quanto per il nonno!

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